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Oppure il cuore parla e dice alle gambe che preferisce tornare indietro per diversi motivi.
Ovvero riflessioni su alcuni momenti vissuti.
L’altro giorno ho fatto una ciaspolata, accompagnata “solo” dalla mia cana Gaia.
Man mano che andavamo avanti, la neve era sempre più alta. Nonostante le ciaspole, sprofondavo fino alle ginocchia, quindi facevo una fatica non indifferente, forse anche per la mancanza di allenamento dopo mesi di fermo forzato.
Ho tenuto duro per diversi chilometri.
Poi il meteo è cambiato e le nuvole sono diventate basse e grigie. La stanchezza si è fatta sentire. Completare il giro che avevo in mente sarebbe stata davvero un’impresa, col rischio di rientrare col buio. Avrei potuto scegliere di proseguire, visto che avevo la frontale, ma dal momento che era un sopralluogo e non ero mai stata in quel posto, considerato pure che i riferimenti cartografici erano poco visibili a causa della fitta neve che cadeva e dell’orografia del posto, ho pensato di fare dietrofront.
Mi sono sentita un po’ sconfitta, come se non avessi superato una prova. Questo è un aspetto del mio carattere, che pretende sempre di fare tutto e bene, senza concedermi tregua.
Ho poi pensato di proporre ad alcuni amici di andare assieme per battere la pista a turno e completare il giro. Due persone si sono quindi aggiunte a me in seconda battuta.
Il tempo era peggiore del primo tentativo: visibilità al massimo di 50 m ed a tratti molto meno. In pratica si vedeva solo il bianco della neve, confuso col bianco delle nuvole basse: un unicum indivisibile ed in realtà affascinante, surreale.
Ho iniziato a battere la pista, che la precedente era già stata cancellata da altra neve scesa nella notte.
Quando ho chiesto ai compagni di viaggio di cominciare ad alternarci…una persona era dolorante per il risveglio dei dolori dovuti ad un vecchio trauma e l’altra era già molto stanca: ci ha provato ma procedeva con un passo che ci avrebbe fatto rientrare troppo tardi, per motivi di luce e impegni.
Ecco.
La mente è strana, o forse è anche il cuore che ci mette del suo.
Per cui il sentiero che non mi ero sentita di aprire tutta da sola la prima volta, l’ho aperto tutta da sola…in compagnia 😁
Anche questa è una dinamica che mi appartiene, sapere che ci sono persone in difficoltà o comunque meno performanti di me, mi porta a fare quello che per me sola non farei, fa scomparire timori ed eccesso di fatica, elimina i pensieri negativi e mi proietta solo su soluzioni e possibilità, non senza ansie, chiaramente, che mica so wonderwoman 😊
Scrivo questo perché oggi leggevo il post di una ragazza in gamba che parlava delle sue paure e dei suoi limiti nel fare un secondo cammino in solitaria. Ciò che ha scritto ha fatto eco ad alcuni miei pensieri, ad un mio sentire ancora un po’ confuso.
E penso che se la prima esperienza le ha dato da pensare, anche in termini di incertezze e timori, ben venga: vuol dire che qualcosa dentro di lei vuole dello spazio e delle attenzioni. In fondo camminiamo anche per questo, per conoscerci meglio, affrontare paure, gioie, novità. Per dialogare con quelle parti di noi che spesso non hanno modo di venir fuori. Per uscire fuori da schemi e convezioni che ci vogliono sempre reattive e sempre pronte a fare meglio. Mentre a volte è molto più ricca un’esperienza che si conclude diversamente dalle aspettative, apparentemente in modo frustrante, ma che col tempo forse vuole raccontarci qualcosa di noi che ci farà crescere più consapevoli e quindi autonome in modo più autentico.
E dialogo sia: a tu per tu con noi stesse e con chi reputiamo in grado di capire e fornire un sano confronto, per verificare se è il momento di condividere un itinerario concreto o metaforico, o se è tempo di fare in autonomia.
Perché non è mai una sconfitta. E’ solo ascolto di sé e accoglienza dei propri bisogni. C’è un tempo per tutto e non siamo ogni giorno uguali, per fortuna.
Ho imparato da anni che una grande ricchezza deriva dalla condivisione dei momenti di fragilità.

Detto questo, condivido un video dell’inizio della prima ciaspolata, in solitaria, con la mia stupenda quadrupede, quando la neve era ancora bassa ed il sole ci faceva compagnia.

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